"Io sono la fine del mondo", comicità non conforme, duro e pezzo di merda dall'inizio alla fine




Ho visto al cinema "Io sono la fine del mondo" di Gennaro Nunziante, con Angelo Duro come protagonista assoluto.

Politicamente scorretto. Sì, ma è troppo banale come definizione. Il film è tanto altro. È comicità originale, anche se a tratti richiama Zalone*. È un pedale dell'acceleratore schiacciato verso il cinismo che talvolta sfocia nella cattiveria. A volte è luoghi comuni, a volte è anche buon senso. Ogni tanto è estremismo. Tutto con un unico obiettivo: la vendetta. Perché in fondo, se sei così forse non è colpa tua. E allora, facendo schifo anche a te, decidi di prendertela con chi è stato il responsabile di questa condizione.

Un film forte, anche se comico. Con un messaggio complesso, anche se non è semplice non ridere dalla prima scena all'ultima. E allora, se ti fermi e rinunci solamente a ridere dalla prima all'ultima scena, riesci a cogliere il messaggio insito nel film.
*Il richiamo a Zalone mi sembra scontato, tuttavia c'è un grosso punto che differenzia i due. Zalone, nel finale, chiude il cerchio della storia. Fa evolvere gli eventi in un certo modo e si arriva anche ad una pace con sé stessi, buona o cattiva che sia. Duro non cambia, non chiude, il suo personaggio è un pezzo di merda dall'inizio alla fine, senza scossoni o cambi di rotta.

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