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Recensione - Le ore piene di Valentina Della Seta

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Ho letto, nelle calde giornate di agosto, e qui scende la lacrimuccia nostalgica, " Le ore piene ", scritto da Valentina Della Seta , edito da Marsilio nel 2021. Ve ne parlo nelle prossime righe, brevemente. Si può definire un romanzo erotico? Forse sì. In effetti non ne avevo mai letto uno. Mi ci sono imbattuto mentre cazzeggiavo in un gruppo di lettori, dopo aver letto un annuncio che diceva più o meno "Chi mi consiglia un romanzo erotico?", "Le ore piene" aveva risposto convintamente un utente su cui, se non ricordo male, nutrivo una buona stima letteraria. Perché no? Leggiamolo, mi sono convinto. Del resto, i film erotici sì, perché i libri no? 😂😂😂 Provando a non spoilerare nulla e a non entrare nel discorso della trama, perché ognuno dà un'interpretazione differente a ciò che legge, il primo commento che mi sento di fare è che descrive una storia che può riguardare un po' chiunque di noi, al di là del fatto di essere uomo o donna, e questa ...

Il racconto del 31 agosto

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31 agosto, un giorno che non dovrebbe mai esistere sul calendario. Come fa a finire agosto? Me lo dite? Il caldo, come fa a finire? Com'è che arriva il freddo? Come? Perché? Dov'è la giustizia? Perché devo battere i denti? Perché non posso sudare? Perché devo cercare il camino acceso, il termosifone, la coperta? Perché non posso stare in giro per casa nudo? Perché non posso uscire a qualunque ora con i pantaloncini e la maglietta corta? Perché devo essere bianco? Agosto è come la domenica, luglio è il sabato, giugno è il venerdì. Sei felice perché sta finendo la settimana al venerdì. Ti riposi, esci, ti ubriachi. Sai che finirà, ma intanto non ci pensi. Intanto benvenuto venerdì. Agosto, quando parte, già sei malinconico, come la domenica mattina. Ripensi a quello che hai fatto il sabato sera e ti deprimi che il giorno dopo è lunedì. Non riesci a non pensarci. Avoglia a dire mi godo agosto, ma ogni giorno che passa è un colpo al cuore. Non si fermare il tempo al primo agosto. N...

San Lorenzo - il racconto delle stelle cadenti

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-Dov'è Gianni? -Non è ancora arrivato. -Il solito coglione. -Va bene dai carica quella legna. Vedrai che ora arriva. -Sì come al solito. Giacomo stava scendendo dalla macchina con la sua chitarra, il suo spartito e tutte le note delle canzoni di Battisti pronto a sedere intorno al falò e a strimpellare. Erano passati gli anni del Bacardi Breezer, della Corona e della birra analcolica. Avevano trascorso su quella spiaggia di Gallipoli almeno gli ultimi dieci San Lorenzo e avevano atteso invano delle stelle che scendessero a regalare sogni nelle loro vite. Laura e Clara continuavano nel loro pingpong. -Ma se ha detto che viene, viene. -Sì sì come al solito. -Basta co sto solito. Nel frattempo caricavano gli zaini pieni di costumi e teli mare e si dirigevano verso la spiaggia. Il sole stava tramontando. Iniziavano ad arrivare anche gli altri ragazzi. Matteo era l'incaricato di portare la borsa frigo, aveva accuratamente, per tutto il pomeriggio, selezionato e diviso le birre, i su...

La mattina con Jack

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Faceva schifo. Ma non c’erano alternative. Era l’unica cosa da fare. La serata era finita a Jack Daniel’s e plumcake. Come poteva mai cominciare? Aveva aperto gli occhi alle undici. Si era toccato il braccio destro completamente addormentato. Era ancora attaccato al corpo. Una buona notizia. La stanza era piena di vestiti che sembravano corpi martoriati dallo scoppio di una bomba atomica improvvisa. In effetti di sopravvissuti in quei metri quadrati ce n’erano pochi. Un paio di scarpe perfettamente in ordine, solo perché non le toccava dall’ultima volta che era andato ad un ricevimento, sette mesi prima e le carte delle traduzioni che gli davano al lavoro. Si era arretrato come al solito. Doveva tradurre entro quel pomeriggio ottanta cartelle, e sapeva già che non ce l’avrebbe fatta. Non in quelle condizioni. Sarebbe stato l’ultimo errore tollerato. Avrebbe perso il lavoro. Per un attimo si fermò a riflettere con quali soldi avrebbe comprato il Jack. Poi si tranquillizzò pensando che a...

Il disegno di Roma

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“Bellissimo complimenti” “Grazie” rispose Gianni abituato a quei giudizi gratuiti. Nessuno comprava, ma tutti si complimentavano. In un angolo ai piedi del Colosseo la sera esponeva i suoi acquerelli raffiguranti Roma. In tanti si fermavano, in pochi mettevano mano in tasca. Luca riprese per mano Ginevra e continuò la sua passeggiata. Faceva davvero caldo. Ma visitare Roma d’estate era stata più una scelta dettata dall’obbligo che dalla volontà. Di turisti ce n’erano a migliaia solo in quel pezzo di Città. Di indigeni pochi. Molti al mare, tanti in vacanza. Spaccarono ancora una volta la via e proseguirono. Altri ambulanti, altre proposte. Pochi compravano. Tanti fotografavano, tutti camminavano nei due versi. A un certo punto Luca vide un uomo correre. Aveva un mazzo di fiori in mano e la carnagione scura. Dietro di lui una guardia lo inseguiva. Era piuttosto grassottello e l’affare non era facile. Una gazzella decise di andare in soccorso dell’inseguitore. Decise di bloccare l’uomo ...

La vacanza

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Quella non era una mattina come le altre. La famiglia Cozzi partiva in vacanza. Era tutto pronto. Quindici giorni nel Salento, dove avrebbe goduto del mare e del sole e dell’ottimo cibo e delle sagre e degli eventi e degli spettacoli per i bambini e di tante altre iniziative che apprezzavano e di cui ne avevano solo sentito parlare. Le valigie erano pronte, erano pronti i due bimbi Carlo e Luca, era pronto Woolf. Il piano diceva che avrebbero lasciato Milano alle 6 del mattino e dopo dodici ore di auto nel tardo pomeriggio avrebbero goduto del tramonto e magari di uno spritz salentino con i bimbi a giocare in acqua e i grandi distesi sui loro lettini. “Allora siamo pronti per viaggiare?” urlò il padre rivolgendosi a tutta la truppa. I due bambini urlarono un Sì convintissimo, la madre abbassò gli occhi, come le succedeva da qualche giorno a quella parte. Ne avevano già discusso e sapeva che non c’erano margini di trattativa. La prima ora di viaggio andò spedita con i bambini eccitatis...

Pezzenti

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“Vai a vedere se c’è un ombrellone dai che siamo in ritardissimo…” Andrea, trascinandosi sulla sabbia, seguì il consiglio di Barbara, la sua compagna. Poi ci ripensò. Si fermò. “Vieni con me che ci prendiamo un caffè mentre chiedo al bagnino.” Arrivarono nel chioschetto del lido.  “Due caffè” sentenziò Barbara mentre Andrea già aveva cambiato espressione. Quando fu da lei, disse soltanto: “Cafoni arricchiti” “Che succede?” chiese la donna. “Trenta euro per un ombrellone” La donna si guardò intorno. Era pieno. Nonostante fossero solo le dieci e mezzo già la spiaggia strabordava di turisti e autoctoni che prendevano il sole sul lettino o facevano il bagno. “Spostiamoci qui vicino. C’è la spiaggia libera” concluse. Sistemarono le loro borse vicino una grossa pietra che utilizzarono per segnaposto, scalciarono i loro sandali sulla sabbia e misero a terra gli asciugamani. La spiaggia era davvero assolata. A pochi passi da loro, una donna indiana esponeva la sua merce, nello specifico de...