La mattina con Jack
Faceva schifo. Ma non c’erano alternative. Era l’unica cosa da fare. La serata era finita a Jack Daniel’s e plumcake. Come poteva mai cominciare? Aveva aperto gli occhi alle undici. Si era toccato il braccio destro completamente addormentato. Era ancora attaccato al corpo. Una buona notizia. La stanza era piena di vestiti che sembravano corpi martoriati dallo scoppio di una bomba atomica improvvisa. In effetti di sopravvissuti in quei metri quadrati ce n’erano pochi. Un paio di scarpe perfettamente in ordine, solo perché non le toccava dall’ultima volta che era andato ad un ricevimento, sette mesi prima e le carte delle traduzioni che gli davano al lavoro. Si era arretrato come al solito. Doveva tradurre entro quel pomeriggio ottanta cartelle, e sapeva già che non ce l’avrebbe fatta. Non in quelle condizioni. Sarebbe stato l’ultimo errore tollerato. Avrebbe perso il lavoro. Per un attimo si fermò a riflettere con quali soldi avrebbe comprato il Jack. Poi si tranquillizzò pensando che a...